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Ricette cocktail — 95 IBA
Scorri per preparare il cocktail Dry Martini
Il mixing glass
Checché ne dica James Bond: il Dry Martini si mescola nel mixing glass, così resta limpido come l'acqua.
Prima parte
Un London dry secco, con il ginepro in evidenza: è quasi tutto il drink, sceglilo bene.
Seconda parte
Solo un filo di vermouth secco, freddo di frigo: meno ne metti, più il Martini è «dry».
Il ghiaccio
Il mixing glass pieno di cubetti asciutti: il Martini deve diventare gelido, non annacquato.
Mescola
Il cucchiaio gira lungo la parete, piano e regolare, finché il vetro si appanna di freddo.
Filtra
Lo strainer trattiene il ghiaccio: nel bicchiere, messo prima in freezer, va solo il drink.
Guarnizione
Un'oliva verde sullo stecchino per un Martini più sapido, o una scorza di limone spremuta sopra per uno più profumato.
COCKTAIL IBA La scheda
Gin e un filo di vermouth dry, mescolati nel mixing glass con tanto ghiaccio e filtrati lisci in una coppa Martini ghiacciata, con un'oliva verde o una scorza di limone. Il Dry Martini è il cocktail più famoso e più semplice del mondo: due ingredienti, nessun posto dove nascondersi. Freddissimo, limpido, secco. Cocktail ufficiale IBA.
Il Dry Martini servito: liscio nella coppa ghiacciata, con l'oliva.
| Ingrediente | Parte | Oz | Cl |
|---|---|---|---|
| Gin | 6 | 2 | 6 |
| Vermouth dry | 1 | 0,3 | 1 |
Difficoltà Media · Tempo 3 minuti
Profilo di gusto
Secchissimo, freddo e limpido: ginepro in primo piano, un filo di erbe del vermouth e la sapidità dell'oliva. Il più asciutto dei classici.
Ingredienti e categorie
Le bottiglie giuste
Hai già le dosi: mancano solo le bottiglie. Ecco quelle che consigliamo, una per ingrediente. Vuoi alternative? Ogni ingrediente ha la sua pagina con la guida completa.
Il miglior Gin per il Dry Martini
London dry deciso, ginepro in evidenza
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Il miglior Vermouth dry per il Dry Martini
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Dosi Dry Martini
| Ingrediente | Cl | Oz |
|---|
Consigliati
Gli strumenti per prepararlo come si deve: il bicchiere giusto, il jigger per le dosi e il mixing glass con il bar spoon per mescolare.
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Alcolicità
Il Dry Martini è uno dei cocktail più forti: 6 cl di gin (40–47%) e appena 1 cl di vermouth dry (15–18%) danno, prima del ghiaccio, quasi il 40% vol. La mescolata nel mixing glass aggiunge circa un quinto d'acqua e porta il drink nel bicchiere sui 30–34% vol. Si serve senza ghiaccio e in poco volume: si sorseggia, freddissimo.
La storia
Il Martini ha tanti padri. Il suo antenato è il Martinez, servito a San Francisco a metà Ottocento: gin dolce olandese, vermouth rosso, maraschino e bitter, un drink molto diverso da quello di oggi. Nei decenni successivi il gin diventa più secco (il London dry), il vermouth passa al bianco secco francese e il drink si asciuga sempre di più.
La versione «dry» moderna si lega spesso a un barman ligure, Martini di Arma di Taggia, che intorno al 1911 lavorava al Knickerbocker Hotel di New York e avrebbe servito gin London dry, vermouth secco e orange bitter a John D. Rockefeller. Che sia leggenda o storia vera, il nome è rimasto.
Nel Novecento il Martini diventa il simbolo stesso del cocktail: il drink dei grandi alberghi, di Hemingway e Churchill, di James Bond con il suo «shaken, not stirred». E più passano gli anni, più il vermouth cala: dal 2 a 1 di inizio secolo al 6 a 1 dell'IBA, fino ai Martini «extra dry» con appena un profumo di vermouth.
Dove si beve
La mappa della sua popolarità, in percentuale sul totale dei mercati principali. In testa Stati Uniti, seguìto da Regno Unito e Brasile. I primi cinque valgono da soli circa 69,1% del totale.
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